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giovedì 6 marzo 2014

La festa della donna sempre e comunque!! ^.^

Eccoci, come settimana posto un articolino tutto mio!
...
Va beh, come siete fiscali. Non proprio ogni settimana, è passato un po' dall'ultimo, lo ammetto ma sono stata un po' presa da diverse cose: il lavoro, lo studio, la pace nel mondo, far parte della giuria degli Accademy Awards (a proposito in un altro post parleremo anche degli Oscars)... 
Veniamo a noi. 
Tra pochi giorni arriva la famosa festa della donna e già si sentono in giro commenti e opinioni contrastanti, le solite cose in realtà: la donna va festeggiata tutti i giorni, non si festeggia un giorno in cui c'è stata una tragedia e la mia preferita, la festa della donna non è la sagra della ... ragazza dai facili costumi (come sono raffinata!).
Ora io vorrei ad uno ad uno smontare queste opinioni trite e ritrite. 
Primo: La donna va festeggiata tutti i giorni. Sono pienamente d'accordo, non esiste frase più vera di questa. Le donne sono il fulcro della vita, sono l'amore, la pazienza e la bontà. Senza le donne il mondo non esisterebbe, solo una donna è in grado di mettere al mondo un'altra creatura sopportando un così grande dolore fisico. Quindi è sacrosanto: la donna va festeggiata ogni giorno... ma diciamo la verità, è impossibile. Quando parlo di festeggiare intendo proprio festeggiare non rispettare. Quello è ovvio, non si parla di rispetto qui, quello ci deve essere sempre ogni giorno e verso ogni essere vivente in realtà. Io intendo che non si può tutti i giorni comportarsi come se fosse la festa della donna... immaginate. Tutte le volte che incrociate un uomo quello vi saluta e vi dice "Auguri", ogni giorno ricevete mazzolini di mimose o altri fiorellini, ogni giorno smangiucchiate cioccolatini... dai su, siamo seri è una situazione ingestibile ed insopportabile. Io incenerirei con lo sguardo il primo uomo che prova ad aprire la bocca formando una A... anche se vuole sapere A che ora passa il treno. Adoro le mimose ma ritrovarmi tutti i giorni quell'odore sotto il naso sarebbe un pochino nauseante dopo un po'. Casa piena di mimose!! Ne vogliamo parlare di cosa accadrebbe a mangiare cioccolatini tutti i giorni? 
Quindi la donna va rispettata ogni giorno e non ci piove ma che ci sia un giorno speciale solo ed esclusivamente dedicato a noi a me fa un gran piacere, vuol dire che in fondo siamo più importanti!
Secondo: non si festeggia un giorno in cui c'è stata una tragedia. Alzino la mano quante di voi hanno sentito questa frase! Ora, al di là del fatto che si potrebbe anche festeggiare, commemorare la morte di molte donne che lottavano per i loro diritti lavorativi (poi il modo di commemorare ognuno lo sceglie a modo suo) io vorrei però dire una cosa: Ma di quale tragedia parliamo? La tragedia in questione è quella di un presunto incendio, avvenuto forse in una fabbrica di New York, per motivi ignoti nel quale sono morti più di cento lavoratori tra cui donne dell'Europa. Beh, vi informo che se questo incendio sia avvenuto o no non si sa di preciso ma che non è nato per uccidere delle donne è sicuro ed in più non c'entra nulla con la festa della donna.
 La giornata della donna è nata per altri motivi!!!
 In breve: negli Stati Uniti è nata quando è stata fatta una conferenza per decidere se dare il diritto di voto anche alle donne e un partito socialista ha invitato tutte le donne ad una riunione politica. A Copenaghen è stato proprio deciso a tavolino di istituire una giornata per rivendicare il diritto al voto delle donne. In Russia, proprio l'8 marzo 1917 c'è stata una manifestazione femminile per porre fine alla guerra ed il fatto che non siano state fermate ha permesso di farne altre fino a far crollare il zarismo. In Italia la prima fu festeggiata nel 1922 dal partito comunista per sottolineare la partecipazione importante delle donne per la lotta sociale. Con la seconda guerra mondiale, la connotazione politica della celebrazione e l'isolamento russo il motivo reale di questa festa è stato perso e, cito direttamente da wikipedia,  cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l'8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton oCottons avvenuto nel 1908 a New York
Quindi non si festeggia nessuna tragedia ma la fatica che hanno fatto le donne ad ottenere gli 
stessi diritti degli uomini.

Terzo: la festa della donna non è la sagra della disponibilità (quanti sinonimi, ho?). Dunque questo è unpunto interessante e che secondo me si collega al precedente. Se abbiamo fatto tanta fatica ad ottenere gli stessi diritti degli uomini perché dobbiamo essere giudicate male se ci comportiamo come loro? Un uomo può tranquillamente concedersi a tutte ogni sera, andare a vedere spogliarelli e nessuno lo biasima, la donna lo fa una sera e tutti a sparlare. Ma dov'è la parità dei sessi?E poi vogliamo dirla tutta? Qui ognuno ha il diritto di fare quello che vuole se vuoi festeggiarla andando a vedere uno spogliarello fallo, se vuoi stare a casa a guardare Bridget Jones fallo, se vuoi andare a cena con amiche fai anche questo ognuno ha il diritto di fare quello che vuole. 
E poi vorrei aggiungere che volendo ogni sera può essere la serata della donatrice di se stessa, o no? 




mercoledì 6 giugno 2012

Un sogno di aperitivo o un aperitivo sognato?

Un aperitivo a Roma. Sulla terrazza di un albergo a pochi passi dal Colosseo. Non è un sogno solo dirlo? Più che un aperitivo per la precisione un pool party, quindi c'è un elemento in più: un party a bordo piscina sulla terrazza di un albergo che affaccia proprio sul Colosseo. Sembra celestiale. L'idea di una festa in piscina all'ottavo piano di un albergo non fa tanto Sex And The City? Come si può rifiutare? 
qua mi trovavo nel parco sottostante l'albergo in attesa che arrivino tutti gli altri
Seguendo a modo mio il tema della festa, Baywatch, indosso un vestitino splendido con dei fiori enormi che fa un po' effetto caftano copri costume, ma giusto un pochino, diciamo solo un pizzico, un paio di meravigliose Casadei con i colori identici al vestito e una splendida borsa Bluegirl e così pronta mi reco al centro di Roma. Scesa dalla macchina appena parcheggiata sento la musica arrivare dall'ottavo piano e non vedo l'ora di salire per guardarmi intorno, per ballare un po' e per bere un buonissimo Bellini ammirando Roma dall'alto. Arrivano tutti gli amici, vestiti tra il casual e il modaiolo. Saliamo, ridacchiando nell'ascensore. Un ascensore che ci porta alla terrazza, si aprono le porte e l'immagine davanti a noi è: una splendida piscina a sfioro... no; 
una magnifica terrazza contornata da fiori... no;
una spazio aperto e pulito contornato da tavoli banditi con i più sfiziosi antipastini da aperitivo... no.
Che ci troviamo davanti quindi? Un muretto! 
Si aprono le porte dell'ascensore e davanti a noi c'è un muretto, una sorta di corridoio che lega le due parti della terrazza da un lato la piscina, il dj e lo spazio per ballare dall'altro i tavoli, il bar e i l tavolo per il buffet. 
Va bene, l'impatto iniziale non è dei migliori ma fa nulla, dopotutto non si può scegliere dove piazzare un ascensore, o sì? 
Ci dirigiamo verso la zona dei tavoli ed è più che ovvio che gli altri ospiti hanno preso alla lettera il tema del pool party: costume e pantaloncini. Va bene è normale anche quello, no? Siamo ad un pool party è ovvio che si venga con il costume. Anch'io avevo indossato il costume, sotto il mio vestito Space ma avevo il costume. A guardarsi intorno l'effetto era quello di stare ad una qualsiasi spiaggia libera. Io capisco l'idea del bagno nella piscina ma qui sembrava più moda mare Ostia. Lo chiamate pool party per fare più effetto moda e poi di modaiolo non c'è proprio nulla, chiamatela festa in piscina la prossima volta, no?
Tralasciando tutto questo che può essere stato anche un semplice errore di valutazione mio, vogliamo parlare della piscina?!
 A questo punto parlo direttamente con chi ha organizzato, e sapete che vi dico? faccio pure i nomi io: "Rock'n Yolk". Dico a voi, decidete di fare una festa in piscina riservata a 200 persone e scegliete l'albergo che ha come piscina la vasca da bagno di Paris Hilton, che sarà pure un'immensa vasca da bagno ma sempre quella è, più di 20 persone non ce le metti. Ora se posso vagamente capire la scelta dell'albergo di fare una piccola piscina rialzata per i suoi ospiti, che probabilmente troveranno il tempo di farsi un bagno molto raramente e sicuramente mai tutti insieme (detto fra noi io la vasca non l'avrei proprio fatta... ops piscina), quello che sicuramente non capisco è la scelta di organizzare un evento in piscina in quella che sembra più la piscina per fare aquagym alle dieci signore del villaggio vacanze di Terracina. é come se io decidessi di fare un safari party e lo organizzassi sul giardino di casa mia. Andiamo, un po' di senso logico. Volete sfruttare una splendida terrazza che guarda proprio verso il Colosseo? Organizzate un bellissimo ed elegante aperitivo con tavoli ovunque e camerieri di bella presenza che servono ai tavoli, e magari una piccola zona lasciata libera per poter ballare un po'. Lasciate che la piscina sia solo un accessorio in più da osservare. Altrimenti organizzate un pool party in un luogo dove il fattore "pool" sia più grande di quello delle Barbie. 
E va bene tralasciamo anche la piscina che in fondo se uno voleva bagnarsi a turno poteva anche farlo, parliamo dell'aperitivo. Parliamo dei magnifici cocktail e degli sfiziosi stuzzichini... ehm... forse è meglio parlare d'altro. 
Bello il tempo oggi, vero?
Non fatemi fare la cattiva... su su... 
Visto che insistete parliamo di questa parte dell'evento. Il bar scarseggiava di bibite, da quello che ho intuito aveva quel minimo per fare un vodka lemon, una capiroska e poi non so. Gli abbiamo chiesto un  analcolico ma non aveva nulla per farlo, non aveva nulla da mescolare, ossia niente succhi o altro, di analcolico aveva solo coca cola, fanta e lemon soda e fare un cocktail con queste cose non sarebbe stato il massimo. Vada per un vodka lemon (dite addio al Bellini! Non gliel'ho neanche chiesto per paura che mi gettassero giù dalla terrazza! Magari lo facevano, chi lo sa!). 
Tralascio anche la questione bibite, in fondo ho bevuto, no? Di che mi lamento? Non sono mica morta assiderata! A questo punto cosa devo considerare? La parte sfizi? Antipastini sfiziosi da accompagnare al drink? 
Ecco il momento dell'aperitivo
Avete presente quando organizzavate le feste di compleanno a casa vostra con i vostri dieci compagni di scuola? Quelle feste in cui la mamma nei vassoi di alluminio metteva i tramezzini preparati la mattina, la pasta fredda e una bella insalata di riso? Ecco esattamente la stessa cosa. La cosa peggiore era che non stavano fissi sul tavolo e venivano rinnovati ogni tanto. Sono stati portati fuori alle 19 e qualcosa tutti gli ospiti hanno diligentemente formato una fila e al loro turno dicevano alle ragazze dietro il banco cosa volevano nel loro piatto, un piatto(naturalmente di carta) unico per ogni persona. Dopo di che il tavolo veniva sgombrato e rimaneva vuoto per il resto delle altre ore. Una cosa simile mi è capitato di vederla solo alle tavole calde negli Autogrill lungo le strade. Anche quando facevo le feste a casa mia le cose da mangiare stavano fisse sul tavolo e mia madre ogni tanto le rinnovava nel caso in cui stavano finendo. 
La vista è senz'altro magnifica.




Posso soprassedere su tutto il resto ma su questo proprio no. Organizzi una festa in piscina, hai la pretesa di chiamarlo evento, divisa in brunch e aperitivo (sì, la festa era dalle 12 alle 22, fortunatamente io ci sono andata alle 18) e  metti cinque vassoi su un tavolino per mezz'ora? Ma per favore! Diciamo le cose come stanno era una festicciola per il settimo compleanno di un bimbo che non credo di aver visto ed il tutto alla modica cifra di 25 euro. Approvo la scelta di organizzarla a numero chiuso ma la prossima volta il numero chiudetelo a 10 persone... alle altre 190 date la possibilità di andarsene al mare! 

venerdì 18 maggio 2012

Una serata indimenticabile...



Ora capisco perché Patty Pravo cantava “ragazzo triste come me...”, mi sono sempre chiesta come una ragazza giovane, come lei all'epoca, famosa e bella potesse essere anche triste, ora è tutto chiaro. Aveva una piena visione del futuro e del degrado a cui sarebbe andata incontro. Momento, non parlo di lei come donna e cantante, ritengo che sia ancora una bella donna con qualche ritocchino qui e lì e una brava cantante anche se devo ammettere che non la sento cantare da qualche anno forse.
“Di cosa stai parlando?” vi starete chiedendo. Parlo di ciò che era intorno alla cara Patty, dei luoghi che frequentava la nostra ragazza del Piper. Ed è proprio qui che volevo arrivare: Il Piper Club.
Un locale che si trova nel cuore d'oro di Roma (e per cuore d'oro intendo una tra le zone di Roma più facoltose: i Parioli), il locale che la ragazza, che girava come una bambola, ha reso famoso. Tutti conoscono il Piper, almeno tutti coloro che abitano a Roma. É nato negli anni '60 ed ha visto al suo interno artisti molto famosi da Patty Pravo e Renato Zero fino ad arrivare addirittura a Kurt Cobain. Insomma un Locale con L maiuscola. Essendo a conoscenza di questi brillanti antefatti come potevo rifiutare una serata in questo luogo e non una serata qualsiasi ma la serata del mio compleanno e di quello di una cara amica?
Ed eccoci qui armate di torta che parcheggiamo davanti al Piper club a mezzanotte. La serata inizia più che bene parcheggio trovato quasi subito nonostante sia sabato sera, è la sera della chiusura del locale e davanti all'entrata c'è una folla piuttosto gremita. Avvicinandoci traballando su tacchi vertiginosi e aggrappandoci alle braccia coperte dalle giacche dei nostri accompagnatori ci ritroviamo a due passi dalla folla e ci rendiamo conto del perché il parcheggio è stato più che facile: la persona più grande in attesa fuori la discoteca è sì venuto con la macchina ma accompagnato da un patentato da circa dieci anni perché con il foglio rosa non si può guidare da soli. Ebbene sì l'età media si aggira intorno ai sedici anni e avendoli superati tutti già da un po' ci guardiamo attorno leggermente a disagio, rendendoci conto di poter essere anche i genitori di alcuni, anagraficamente parlando, magari dei genitori molto giovani. Mi stupisco di non trovare file di motorini o di biciclette ma quando sulla destra noto due signore di età più elevata della media e più elevata della nostra capisco che la maggior parte dei ragazzi che popolano questa discoteca si è fatto accompagnare dalla mamma. Incerti se entrare o meno ci appigliamo ad un'ipotesi al quanto remota ossia i più giovani sono rimasti fuori. Varchiamo la soglia ignorando la scritta esterna “lasciate ogni speranza o voi che entrate”, forse non c'è proprio realmente scritto ma in un qualche girone infernale siamo finiti di sicuro. Scendiamo le scale ed il caldo soffocante aumenta. Il locale si trova sotto terra ed io inizio ad avere problemi di respirazione. “Non ti preoccupare è solo questo punto delle scale ad essere caldo, quando scendete nella sala si sta molto meglio”, sorrido di buon grado aspettando di arrivare in questa sala aerata come dice l'accopagnatrice nonostante mi chieda come si può scendere in un altro girone ed avere meno caldo ma tralascio. Le scale sono affollate ed il fantastico tavolo, grande, spazioso proprio davanti il bancone del bar si rivela essere un paio di divanetti sporchi contornati di persone. Ah, l'ipotesi folle che ci aveva spinto ad entrare si è rivelata assolutamente erronea: il posto pullula di sedicenni o poco più. Sedersi sui divanetti è assai complicato visto che qualcuno si è divertito a camminarci sopra con le scarpe sporche di fango, che poi considerando la serata più che calda e l'assenza di piogge da qualche giorno mi chiedo dove l'abbia preso il fango... che se lo sia portato da casa solo per sporcare un po' i divani?
Almeno però il locale è fresco e si respira molto meglio di come si faceva sulle scale, giusto? Mai cosa fu più sbagliata. Una cappa di calore infernale (scusate sono ripetitiva ma l'aggettivo si confa alla situazione) ricopre tutta la sala, il fumo di sigaretta, nonostante il divieto, aleggia attanagliandoci le vie respiratorie, gli occhi e i vestiti. Non so voi ma i miei capelli prendono gli odori esterni all'istante. L'aria inizia a mancare... anzi diciamo pure che non c'è proprio aria. Ci litighiamo il poco ossigeno che circola e ci ricorda l'unica particella di sodio che vive nell'acqua Lete. Il locale di per sé non è neanche male, soffitti molto alti, balconate stile teatro e divanetti argento, muri bianchi e luci colorate. É un locale forse un po' retrò ma questo era ovvio, forse avrebbe bisogno di qualche ritocchino dopotutto anche la ragazza del Piper è ricorsa ad un simpatico chirurgo estetico, no?Il posto è pieno di ragazzi e a questo punto mi pongo la stessa domanda che mi caratterizza da sempre ma “se si verificasse un piccolo imprevisto dove si può uscire in fretta da questo locale? Dove sono le uscite di sicurezza?” Mi guardo intorno spaurita non trovandone nessuna nelle vicinanze. “Lì in fondo c'è un cartello verde e sotto una porticina minuscola... che sia un'uscita di sicurezza quella?” L'unica uscita intravista è sulle scale il che vuol dire che questa fiumana di ragazzini in caso di emergenza si catapulterebbe sulle scale schiacciandosi l'un con l'altro. Quando percepisco il dj che cerca la sicurezza una frase si forma limpida nella mia testa “devo uscire di qui”. Non mi importa dove andare, a costo di aprire la torta per strada ed accendere la radio della macchina, l'unica cosa che mi interessa è quella di uscire da questo luogo infernale dove l'aria non c'è e ci scambiamo il nostro stesso respiro con gli altri condannati del girone.
Usciamo finalmente e piano piano torno a respirare, i miei vestiti e capelli sono intrisi del fumo della sigaretta ma siamo fuori sani e salvi.
A questo punto è l'una di notte passata la nostra torta è ancora intatta e l'idea che la serata del nostro compleanno (mio e di T) sia persa ci balena nella mente. Un angioletto custode si informa tramite un suo pr di fiducia che il locale in cui si trova lui in quel momento ha un tavolo disponibile e così sapendo che niente sarà peggio ci rechiamo di corsa all'Art cafè dentro Villa Borghese. Già il fatto che intorno ci siano alberi mi dà l'idea di un'aria più pulita. Entriamo nel locale subito, l'aria è fresca e respirabile, l'odore di sigaretta sembra non aver toccato mai le pareti, la musica è splendida e le persone sono piacevoli, educate, divertenti e non hanno il minimo bisogno di mostrare la carta d'identità al bancone del bar (ma io dico non farli entrare i minorenni in discoteca se non puoi servirgli alcolici ed hai bisogno che ti mostrino un documento, no? Parlo di nuovo del Piper). I divanetti sono più spaziosi, parlo del privé, ed il tavolino è piccolino ed illuminato all'interno. Ci rilassiamo, ci sentiamo a nostro agio e balliamo fino alla chiusura del locale. La serata migliora e si trasforma in una serata perfetta.
Art café. Da qui si vedono bene i divanetti e le colonne illuminate che fungono da tavolino
Dall'inferno al Paradiso in pochi minuti.



La torta con il "tavolino" illuminato. Art Café

Tutti noi all'Art Café




P.s. Direi che è interessante anche il fatto che i camerieri, hostess e baristi dell'Art café potrebbero tranquillamente comparire in un catalogo di moda...